giovedì 13 luglio 2017

Il sito geologico di Orgues of Ille-sur-Têt

Fotografia prelevata da Wikipedia.
Fotografia di Xavier Varela Pinart
Le Orgue di Ille-sur-Têt sono dei rilievi rocciosi, conosciuti in inglese come badlands, situati nei pressi dei Pirenei orientali della Francia meridionale. Questi affioramenti di argilla si sono depositati circa 4-5 milioni di anni fa e sono stati scolpiti principalmente dalle intense precipitazioni e dalle inondazioni. Riferimento: Orgues of Ille-sur-Têt Badlands - NASA EPOD. 

martedì 11 luglio 2017

Il Nord Italia avrà le temperature estive dell'attuale Egitto entro il 2100

Le estati sulla Terra sono già più calde di quanto dovrebbe essere, e diventeranno più calde entro la fine del secolo se l'immissione dell'anidride carbonica continuerà ad aumentare. Questo problema sarà sentito più intensamente nelle città. La crescita rapida e incontrollata della popolazione mondiale associata all'effetto urbano dell'isola di calore renderà le città molto calde con temperature medie che aumenteranno di circa di 7,8 °C.  Attualmente, circa il 54 per cento della popolazione mondiale vive nelle città, e entro il 2050 la popolazione urbana dovrebbe crescere di 2,5 miliardi di persone. Questo a sua volta rappresenta una minaccia la salute pubblica e per l'economia. Per illustrare il futuro delle città e le scelte che le autorità preposte dovranno affrontare, Climate Central ha realizzato un grafico interattivo in collaborazione con l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, che mostra come potrebbero essere in futuro le temperature durante l'estate in ciascuna di queste città, confrontandole con altre città poste ad una latitudine diversa.  Ad esempio, lo scenario peggiore, attribuisce alla mite città di Ottawa in Canada, un clima tropicale uguale alla città di Belize entro il 2100. L'area che comprende le montagne nei pressi di Kabul in Afghanistan, potrebbe diventare come la costa di Colombo in India. Il Cairo che é già caldo,  potrebbe raggiungere temperature come Abu Dhabi. La temperatura media del terreno è destinata a salire di 8,6 °C, ma a causa delle ubicazioni geografiche, alcune città si riscalderanno molto di più. Sofia, in Bulgaria, subirà la variazione termica più importante a livello globale, con temperature che aumenteranno di quasi 8 °C entro il 2100. Questo renderebbe le sue estati più simili a quelle di Port Said in Egitto. Napoli raggiungerà i 33,7 °C come il Cairo. Torino raggiungerà, dagli attuali 20,3 °C, i 27,5 °C. Quindi entro il 2100 le temperature estive nei centri urbani in Italia potrebbero raggiungere una media di 32/33 °C. Affrontare un caldo meno estremo rende l'adattamento più facile e meno costoso. Ecco perché migliaia di sindaci di tutto il mondo si sono uniti e impegnati per ridurre le emissioni delle rispettive città. 

lunedì 10 luglio 2017

La Roccia di Gibilterra

Foto pubblicata sul sito i.ytimg.com
Fotografia pubblicata sul sito sharewonders.com
Immagine tratta dal sito summitpost.org 
La Roccia o Rocca di Gibilterra è un promontorio il cui crinale principale é caratterizzato da una cresta con cime che si ergono fino a 400 m sopra il livello del mare. Questo monolite formato da calcari e da dolomiti del Giurassico inferiore, Rodrıguez-Vidal J. et al., (2004) é un prolungamento roccioso costituito da una piega rovesciata. Gli strati sedimentari più antichi che compongono la Roccia di Gibilterra sovrastano quelli più recenti. Questi strati, che sono notevolmente fagliati e deformati, fanno parte della Formazione di scisto della Baia Catalana (più recente), la Formazione di scisto della Piccola Baia (la più antica) e la Formazione della Scala Dockyard (età sconosciuta). Sebbene sia una formazione costituita prevalentemente da scisto, contiene anche unità spesse composte da arenaria marrone di origine calcarea e arenaria scura morbida intercalata da calcare blu,  grigio-verde intarsiato con grigio scuro. La formazione della scisto della Baia Catalana contiene frammenti di spine fossili di Echinoidea non identificabili, frammenti di Belemniti e rari Ammoniti, Rose, E. P. F. & M. S. Rosenbaum (1991). I fossili includono anche vari Brachiopodi, Coralli, Gasteropodi, Pelecipodi e Stromatoliti. 

giovedì 6 luglio 2017

Le Falesie della Scala dei Turchi ad Agrigento

Fotografia tratta da canalblog.
Fotografia di Valentina De Santis.
Foto tratta da Wikipedia.
Nelle foto possiamo ammirare gli effetti delle variazioni eustatiche del Mediterraneo costituite da  un'alternanza ciclica di calcilutiti e marne calcilutitiche a microforaminiferi della Formazione Trubi situata in località Scala dei Turchi ad Agrigento, lungo la costa tra Realmonte e Porto Empedocle. Questa formazione geologica che risale al Pliocene, di origine pelagica, é costituita prevalentemente dai gusci carbonatici di microfossili, nello specifico Foraminiferi planctonici (globigerine), depositatisi per decantazione in un fondale marino profondo.  La parte più antica di questa deposizione che risale al Miocene superiore, riguarda la successione del Messiniano, costituita da strati di gesso che documentano un rilevante episodio di evaporazione. I depositi plio-pleistocenici in Sicilia sono distribuiti prevalentemente nel settore centro-orientale dell’Isola (“Bacino di Caltanissetta”). Sul bordo settentrionale del “Bacino di Caltanissetta” sono riconoscibili tre cicli sedimentari, di cui il più antico comprende sostanzialmente i Trubi, ed è riferibile al Pliocene inferiore. Tale successione, dal carattere marcatamente regressivo, appartiene ad un intervallo cronologico che va dal Piacenziano al Calabriano. I Trubi sono costituiti da un’alternanza ciclica di marne e calcari (fig:1,2,3) di colore variabile che vanno dal bianco al crema al giallastro o al bruno, con ricco plancton calcareo, in strati generalmente piano-paralleli spessi mediamente 20cm, localmente anche metrico. Lo spessore complessivo della formazione può raggiungere il centinaio di metri. Alla base localmente è presente un orizzonte clastico, noto col termine di Arenazzolo, e la cui composizione dipende essenzialmente dai termini del substrato. Le associazioni a foraminiferi sono caratterizzate, nei livelli basali della successione.Il contenuto faunistico è ben conservato e diversificato. Le associazioni a foraminiferi sono caratterizzate, nei livelli basali della successione, da Sphaeroidinellopsis seminulina e Globorotalia margaritae (Biozona MPl2 di CITA, 1975) e nei livelli sommitali da G. margaritae e G. puncticulata (Biozona MPl3). Le associazioni a nannofossili sono caratterizzate da Calcidiscus leptoporus, C. macintyrei, Discoaster brouweri, D. pentaradiatus, D. surculus, Helicosphaera carteri, H. sellii, Reticulofenestra pseudoumbilicus, Sphenolithus spp. (biozone MNN12-MNN13 di RIO et alii, 1990).  RIFERIMENTO:  GEOLOGIA DELLA SICILIA - IL DOMINIO OROGENICO - ISPRA.
Variazione del livello dei mari durante il Pliocene-Miocene. Haq et al., (1987).

sabato 1 luglio 2017

Tre parametri per monitorare l'attivià dei Campi Flegrei

Un nuovo studio pubblicato su Nature Chiodini et al., (2017), dimostra che la sismicità di fondo nei Campi Flegrei aumenta in relazione alla deformazione del suolo e alla concentrazione dei gas fumaroloci. L'aumento dell'attività sismica nel tempo è ampiamente correlata ai risultati delle recenti simulazioni ottenuti eseguendo la modellazione dell'iniezione di fluidi magmatici nel sistema idrotermale dei Campi Flegrei. Queste variazioni indicano che esiste un unico processo inerente all'incremento della pressione della temperatura del sistema idrotermale che controlla i segnali geofisici e geochimici nella caldera. I risultati dei ricercatori mostrano, quindi, che i dati sul monitoraggio della sismicità di fondo risultano essere un ottimo parametro per controllare l'attività vulcanica della Caldera. Le deformazioni della terra, la sismicità e le variazioni geochimiche sono osservazioni indipendenti, ma mostrano lo stesso schema temporale. Esse indicano quindi un processo unico che controlla la crisi in atto dei CFc. Ogni osservazione, in particolare il segnale sismico, ha un ottima correlazione con i risultati (massa dei fluidi iniettati e  temperatura) del modello termofluidodinamico e delle ripetute iniezioni di fluidi magmatici ad alta temperatura nel sistema idrotermale che alimenta le fumarole della Solfatara. Queste correlazioni sono rilevanti e sicure, in quanto i dati sismici, i dati geodetici e i rapporti tra CO/CO2 non sono stati utilizzati per limitare il modello numerico. 

giovedì 29 giugno 2017

La prima immagine ad alta risoluzione della supergigante rossa Betelgeuse é del Telescopio ALMA

Betelgeuse fotografata in alta risoluzione per la prima volta.
Questa immagine ad alta risoluzione del telescopio Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), mostra un confronto tra Betelgeuse, il Sole al centro, Mercurio, Venere, la Terra, Marte, Giove e Saturno e le relative distanze.
Betelgeuse è una supergigante rossa in una fase avanzata della sua evoluzione, gli scienziati non sanno ancora con esattezza quando esploderà diventando una supenova. Quando si verificherà questo evento, l’esplosione sarà visibile fino alla Terra anche di giorno. Betelgeuse atttualmente, risulta una delle stelle note più grandi, con un raggio maggiore di 1400 volte rispetto a quello del Sole. E' posizionata ad una distanza di circa 600 anni-luce, nella costellazione di Orione (il cacciatore). Il fatto che la supergigante rossa  fonda l'idorgeno in elio molto intensamente, spiega la sua 'breve' vita ed evoluzione. Gli scienziati hanno calcolato che esiste da circa 8 milioni di anni di anni.  Riferimento: Betelgeuse ripresa da ALMA - ESO.
Nel diagramma di Hertzsprung-Russell  Betelgeuse è stata ubicata nel ciclo evolutivo delle supergiganti rosse. Fonte: Hertzsprung-Russell Diagram - ESO.

mercoledì 28 giugno 2017

L'impatto dell'uomo sulla biodiversità in relazione alla sesta estinzione di massa

Infografica tratta dalla rivista NewScientist
Le estinzioni di massa rappresentano un modello importante nella macroevoluzione. A causa della loro frequenza, rapidità e degli effetti globali, hanno modellato la biodiversità sulla Terra per diverse volte durante le varie Ere geologiche. Come fattore integrativo nei confronti dei processi microevolutivi, le estinzioni di massa sono dovute ad un probabile insieme di cause: intense eruzioni basaltiche, impatti di asteroidi/meteoriti, cambiamenti climatici globali, glaciazioni e deriva dei continenti. Recentemente é stata proposta un'analogia confrontando i tassi e le quantità delle estinzioni con il numero di perdite delle specie viventi. Negli ultimi secoli e millenni, stiamo osservando una tendenza simile, infatti, sebbene l'estinzione sia un fenomeno naturale che si verifica circa una o cinque volte all'anno per ogni specie, gli scienziati stimano che ora stiamo perdendo le specie ad un tasso che risulta da 1.000 a 10.000 volte maggiore, con dozzine di specie che si estinguono  ogni giorno, Chivian, E. and A. Bernstein (2008). Se la riduzione delle specie continua con questa rapidità, entro il 2050 si estingueranno dal 30 al 50 percento di tutte le specie viventi, D. Thomas et al., (2004). Tuttavia, uno studio publicato sui PNAS rivela che dal 1900 al 2015 le specie animali si siano già dimezzate. Secondo un gruppo di illustri evoluzionisti come Edward O. Wilson e Niles Eldredge, esistono le prove del fatto che gli esseri umani stiano causando la cosiddetta "Sesta Estinzione di Massa". Il termine Antropocene, che non é stato ancora ufficialmente approvato dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia, inventato da Eugene Stoermer e utilizzato nel 2000 dal Nobel per la chimica Paul Crutzen, significa anche che, l'Homo sapiens è diventato il predatore dominante all'apice della catena alimentare. Questo si evince dalle varie attività umane: la frammentazione degli habitat, la sovrappopolazione, l'inquinamento chimico, l'inserimento delle specie invasive in ecosistemi estranei, l'eccessivo sfruttamento delle risorse nella caccia e nella pesca, hanno prodotto le condizioni che precedono una grave crisi biologica. Secondo uno studio pubblicato su  Nature nel marzo 2011, la sesta estinzione di massa è già in corso,  ciò si potrebbe verificare in pochi secoli, se non venissero introdotte delle norme atte a tutelare le specie che attualmente sono in pericolo, Barnosky et al., (2011). In questo studio, presentato nel 2013 da Telmo Pievani all'Accademia dei Lincei, gli scienziati discussero su dei dati elaborati appositamente per le estinzioni di massa, la ricerca si é basata sull'ipotesi che questi modelli macroevolutivi possano essere prodotti da  tre cause principali e in condizioni simultanee.

martedì 27 giugno 2017

Il Parco Nazionale di Banff nelle Montagne Rocciose Canadesi

Lago di Peyto, foto di Tobias Alt.
Le Montagne Rocciose canadesi sono composte da rocce sedimentarie: scisto, arenaria, dolomite e calcare 1 . La stragrande maggioranza delle formazioni geologiche di Banff variano dal Precambriano al Giurassico 600-145  Ma 2 . Tuttavia, le rocce più recenti come quelle del Cretaceo inferiore 145-66 Ma si trovano nei pressi dell'ingresso Est e sulla Catena delle Cascate sopra il centro cittadino di Banff 3 .Queste rocce sedimentarie costituivano il fondale di un mare poco profondo tra 600 e 175 Ma e subirono la spinta tettonica verso Est depositandosi sopra le rocce più recenti durante l'Orogenesi LaramideL'intera struttura di cui é formata la montagna nel Parco Nazionale di Banff concluse la sua evoluzione circa 55 Ma 4. 
Lago di Jack e Monte Rundle, foto di Wing Chi Poon.

sabato 24 giugno 2017

La NASA ha datato gli strati di ghiaccio della Groenlandia

Questa animazione realizzata da Cindy Starr della NASA GSFC, mostra una nuova mappa in 3D degli strati di ghiaccio della Groenlandia e descrive i tre diversi periodi climatici che hanno caratterizzato gli ultimi 90,4 mila anni. Per quasi un secolo gli scienziati hanno studiato la morfologia e il flusso del ghiaccio della Groenlandia, misurando con i Satelliti e con appositi strumenti caricati a bordo sugli aerei, le variazioni dello spessore del ghiacciaio.                                                                                                                                                                                                      
Bibliografia: MacGregor, J.A., M.A. Fahnestock, G.A. Catania, J.D. Paden, S. Gogineni, S.K. Young, S.C. Rybarski, A.N. Mabrey, B.M. Wagman and M. Morlighem, Radiostratigraphy and age structure of the Greenland Ice Sheet, J. Geophys. Res. Earth Surface, 2015, doi: 10.1002/2014JF003215
( http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014JF003215/abstract ).

M. Morlighem, E. Rignot, J. Mouginot, H. Seroussi and E. Larour, Deeply incised submarine glacial valleys beneath the Greenland Ice Sheet, Nat. Geosci., 7, 418-422, 2014, doi:10.1038/ngeo2167
( http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo2167.html ).                                                                                                                                               

mercoledì 21 giugno 2017

Quantificazione dell'aumento del colpo di calore su scala globale a causa dei cambiamenti climatici

Mappa che mostra il rischio di esposizione ai colpi di calore nel mondo. fonte: Climate Central.
Il cambiamento climatico può aumentare il rischio di condizioni che superano la capacità di termoregolazione umana.  Anche se esistono numerosi studi che riportano una maggiore mortalità associata a eventi di caldo estremi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, risulta impegnativo quantificare il rischio globale di mortalità correlata al caldo eccessivo per la mancanza di dati  2, 3, 4, 5. Nello studio Camilo Mora et al., (2017), pubblicato su Nature Climate Change, i ricercatori hanno condotto un'analisi globale sulle ondate di calore letali per identificare le condizioni climatiche associate ai decessi. Esaminando i documenti pubblicati tra il 1980 e il 2014, hanno individuato 783 casi di mortalità in eccesso associati alle ondate di calore verificatesi in 164 città situate in 36 Stati. Sulla base delle condizioni climatiche di questi eventi letali, abbiamo individuato una soglia globale al di là della quale la temperatura media giornaliera dell'aria e dell'umidità relativa diventano mortali. Circa il 30% della popolazione mondiale è attualmente esposta a condizioni climatiche superiori rispetto a questa soglia mortale per almeno 20 giorni all'anno. Entro il 2100, questa percentuale è destinata ad aumentare di circa ~ 48% in uno scenario che prevede una drastica riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, e del ~ 74% in uno scenario di aumento delle emissioni. La crescente minaccia alla vita umana determinata dalle ondate di caldo intenso sembra quasi inevitabile, ma sarà aggravata ulteriormente se non verrano ridotte le emissioni dei gas a effetto serra.

martedì 20 giugno 2017

Inquinamento atmosferico da piombo? In Europa esiste da 2000 anni, e non dalla rivoluzione industriale del 1700

Il grafico mostra le concentrazioni di piombo degli ultimi 2000 anni. Fonte: Alexander More/AGU/GeoHealth.
Un nuovo studio che ha analizzato i dati paleoclimatici tramite il carotaggio dei ghiacciai europei, e i dati storici inerenti alla pandemia della peste nera avvenuta tra il 1349-1353, dimostra che l'estrazione mineraria e la lavorazione dei metalli in Europa hanno contaminato l'ambiente per migliaia di anni, sfidando la convinzione ormai diffusa che l'inquinamento ambientale iniziò con la rivoluzione industriale tra il 1700 e il 1800. Il nuovo studio, pubblicato su GeoHealth, una rivista dell'American Geophysical Union, dimostra che il livello naturale del piombo nell'aria è sostanzialmente uguale a zero, contrariamente alle teorie comuni. La ricerca mostra che l'inquinamento da piombo derivante dall'estrazione e dalla fusione dei metalli si verificò ben prima della Rivoluzione Industriale, e si arrestò solo quando si concluse la pandemia della Peste Nera, riportando la qualità dell'aria ai livelli naturali. I ricercatori affemano che: "Questi nuovi dati mostrano che l'attività umana ha inquinato l'aria in Europa quasi ininterrottamente nel corso degli ultimi 2000 anni. Solo il crollo demografico e il declino dell'attività economica - causato dalla malattia pandemica - ridusse l'inquinamento atmosferico". I nuovi risultati potrebbero influenzare gli standard attuali per l'inquinamento da piombo. La politica sanitaria e ambientale attuale ritiene che i valori dell'inquinamento da piombo pre-industriale siano "naturali", e quindi presumibilmente "sicuri". Tuttavia, secondo gli autori dello studio, sarebbe necessario riesaminare questa 'teoria'. Il piombo è uno degli inquinanti ambientali più pericolosi ed è tossico per il cervello già nei valori minimi. Secondo il Medico specialista Philip Landrigan, che lavora al Medical Center di Mount Sinai a New York, che non é un autore del nuovo studio, "nessun livello di piombo può essere considerato sicuro nei bambini. Ed é chiaro che il piombo ha effetti durevoli sulla vita dei bambini". Nel nuovo studio, gli storici dell'Università di Harvard a Cambridge e del Massachusetts, hanno collaborato con i climatologi dell'Istituto per il Cambiamento Climatico dell'Università del Maine di Orono. Il gruppo ha scelto di esaminare i dati paleoclimatici delle concentrazioni di piombo nell'aria, perché è un inquinante pericoloso e serve come proxy per stabilire la 'salute' dell'attività economica: che incrementa quando le economie crescono e decresce quando c'é una riduzione. Attualmente  il piombo é un inquinante presente in concentrazioni elevate soprattutto nelle aree urbane durante l'inverno, o quando le condizioni meteorologiche non consentono il ricircolo dell'aria.

venerdì 16 giugno 2017

Le Scogliere di Moher in Irlanda


Fotografia di Bjørn Christian Tørrissen.
Fotografia di Clethbridge8. 
Circa 320 milioni di anni fa, durante il Carbonifero superiore, l'area dove ora ci sono le Scogliere di Moher,  costituite da roccia scistosa, sedimentaria e arenaria, aveva una temperatura più calda di quella attuale, ed era situata in prossimità della foce di un fiume di dimensioni notevoli. Le piogge persistenti e intense crearono delle imponenti inondazioni che trasportarono i sedimenti, formati da sabbia e fango, nei fiumi che scorrevano verso il mare. Nel corso del tempo la sabbia e il fango hanno sperimentato il processo di litificazione; grazie a questo, ora possiamo ammirare queste splendide scogliere. I singoli strati di roccia variano, il punto più alto delle scogliere, che sono lunghe circa otto chilometri, raggiunge i 217 metri d'altezza e si affaccia sull'Oceano Atlantico. Ogni strato rappresenta un evento specifico della vita dell'antico delta. Oggi le scogliere stanno subendo l'erosione costiera a causa delle onde che si infrangono con violenza contro le pareti di roccia. RIFERIMENTI:  Geology and Cliffs of Moher Geopark | Quarrying - Official Site. The Geological Society, Geological Survey of Ireland.

lunedì 12 giugno 2017

Il ruolo degli Oceani nell'assorbimento della CO2 atmosferica

Gli Oceani svolgono un ruolo molto importante nell'assorbimento dell'anidride carbonica e del calore presente nella troposfera. Questo assorbimento può contribuire a mitigare gli effetti delle emissioni antropiche di CO2. La circolazione invertita dell'Atlantico meridionale (AMOC) funge da nastro trasportatore di acqua oceanica dalla Florida alla Groenlandia. Lungo il viaggio a Nord, l'acqua vicino alla superficie assorbe i gas a effetto serra, che affondano mentre l'acqua si raffredda quando raggiunge la Groenlandia.

mercoledì 7 giugno 2017

I resti di un antico Homo sapiens scoperti in Marocco riscrivono la nostra storia evolutiva

L'immagine mostra il confronto tra due crani del genere Homo, quello di Jebel Irhoud a destra e quello di un caucasoide odierno a sinistra.

Questa ricostruzione ipotetica di un Australomelanesoide o più semplicemente Australoide, realizzata da Kennis & Kennis, mostra come poteva essere l'Homo sapiens scoperto in Marocco da Jebel Irhoud (Direttore di Antropologia evolutiva presso l'Istituto Max Planck di Lipsia). Secondo le ipotesi più accreditate, gli  Australomelanesoidi deriverebbero dalle forme arcaiche di Homo sapiens sapiens di Giava (Wadjak) adattatesi ai nuovi ambienti durante la fase finale della glaciazione Würm. In effetti, rispetto agli altri gruppi melanodermi dell'Asia e dell'Africa, presentano caratteri più arcaici: cranio dolicocefalo di piccola capacità (1100-1300 cm3) con pareti spesse, volta alta e non di rado appiattita; faccia larga con accentuato prognatismo alveolare, orbite basse con forte rilievo sopraorbitario; bocca larga, con labbra spesse; naso con radice infossata, pinne assai dilatate e dorso prominente a volte convesso; corporatura longilinea con ossatura grossa e frequente macroschelia; statura da medio-bassa a medio-alta. (Enciclopedia De Agostini).

I resti scheletrici del Marocco risalenti a 315.000 anni fa postdatano le origini delle nostre specie di 100.000 anni e suggeriscono che l'Homo sapiens non si evolse esclusivamente nell'Africa orientale. I ricercatori hanno affermato in due nuovi studi pubblicati su Nature: Hublin, J. et al. (2017) e Richter, D. et al. (2017), di aver trovato il più antico Homo sapiens in un luogo inconsueto - per quanto rigurda gli studi dell'Antropologia evolutiva. In un sito archeologico vicino alla costa Atlantica, le scoperte di un cranio e delle ossa di due mandibole identificate come parti anatomiche dei primi membri della nostra specie, sono state datate circa 315.000 Kya. Ciò indica che Homo sapiens è apparso più di 100.000 anni prima di quanto ipotizzato in precedenza: la maggior parte dei ricercatori ha collocato le origini della nostra specie nell'Africa orientale circa 200.000 anni fa. I reperti descritti il ​​7 giugno su Nature, non suggeriscono un origine Nord africana dell'Homo sapiens, ma mostrano che la nostra specie si sia evoluta in tutto il Continente anziché in un'area specifica, quella subsahariana. Ovviamente, due studi, anche se sono stati pubblicati sulla rivista scientifica più autorevole del mondo non rappresentano una certezza assoluta. Per riscrivere i testi di Antropologia evolutiva ci vorranno altre conferme nel corso degli anni.

Il Tyrannosaurus rex non era completamente piumato

Un Tyrannosaurus rex (senza piume) insegue un Triceratops horridus, Illustrazione di Vlad Konstantinov.
Questo é un argomento ormai dibattuto dagli anni 90 - come la causa dell'estinzione dei dinosauri non aviani - da quando i paleontologi scoprirono diversi reperti fossilizzati di teropodi piumati nelle formazioni geologiche mesozoiche note soprattutto ai geologi. Evito di raccontare tutta la letteratura in merito perché altrimenti mi dilungherei troppo rischiando di diventare noioso, veniamo al dunque. La notizia di oggi é lo studio pubblicato su Biology Letters, Bell et al., (2017), che analizza alcuni frammenti di pelle fossilizzata di T-rex (HMNS 2006.1743.01), già noti ai paleontologi dagli anni 90. Questi resti confrontati con altri reperti fossili di Tirannosauridi suggeriscono la presenza di squame su gran parte del corpo, anche se, secondo il Paleontologo Andrea Cau, squame e piume si fossilizzato in contesti deposizionali differenti, quindi lui manifesta un certo scetticismo. I tegumenti dell'Albertosaurus, Daspletosaurus, Gorgosaurus, Tarbosaurus e del Tyrannosaurus coprivano complessivamente le parti del collo, dell'addome, dei fianchi e della coda, suggerendo che la maggior parte (se non tutti) dei tirannosauridi fossero squamati e, anche se parzialmente, le piume erano limitate al dorso. I tirannosauridi non presentano quindi le piume filamentose ampiamente distribuite presenti invece nel Dilong e nello Yutyrannus, dove le scaglie non sono note [Xu X et al., (2012) Xu X  et al.,(2004)]. Infatti, all'interno dei Coelurosauria le piume coprivano virtualmente l'intero corpo [Currie PJ et al., (2001), JS et al., (2007)]. D'altra parte, le strutture filamentose sono state scoperte solo in alcuni neorniti [Godefroit P et al., (2014)], anche se é stata effettuata una revisione su queste strutture filamentose con piume di teropode [Barret PM et al., (2015)]. Infine, la presenza di scaglie epidermiche in un grande individuo adulto non esclude la possibilità che i teropodi più giovani fossero dotati di piume, una fase dello sviluppo che, dai dati che abbiamo, sarebbe in ogni caso senza precedenti. Il Dr. Thomas Holtz, uno dei maggiori esperti di tirannosauridi a livello mondiale, da una breve lezione sulla nuova notizia, sperando che sia chiaro a tutti: Il fatto che vi siano le squame, non esclude l'esistenza di piume, e viceversa.

Il risultato dell'orogenesi Caledoniana

Affioramento della stessa roccia metamorfica. Foto pubblicata su Pinterest. Video di Nacy Brown.
Fotografia pubblicata da @Jesper Dramsch su geophysicist.com.
Siamo nei pressi del Gorgo di Saltstraumen a Bodo in Norvegia. Questa orogenesi si sviluppò in seguito all'apertura, chiusura e distruzione dell'Oceano Giapeto nel periodo Cambriano, circa 505 Ma (Finnmarkian phase), Torsvik & Rehnström (2003), fino alla fine del Siluriano, circa 420-405 Ma. Torsvik et al. (1996). Alcuni sedimenti sono stati trasformati ad una temperatura ridotta ma con pressioni elevate. Questo tipo di metamorfismo é conosciuto come lo Scisto blu, il Glaucofane é il minerale che ha caratterizzato il colore. Altri sedimenti sono stati riscaldati ad una temperatura più elevata ma hanno subito una pressione relativamente più bassa come lo scisto verde, (scisto verde glaucofanitico) . Dopodiché, la roccia che é sprofondata e si é sedimentata ad alte temperature, é l'anfibolite. Questo livello di metamorfismo estremo è stato raggiunto soprattutto quando i continenti della Baltica e della Laurentia si sono scontrati ponendo fine al processo subduzione, il prisma di accrezione è stato compresso, addensato, allungato, contorto, tagliato e poi riscaldato

martedì 6 giugno 2017

Qual é la Montagna più alta della Terra?

Monte Chimborazo, foto bubblicata sul sito atlasandboots.com.
Qualche mese fa mi sono imbattuto in una discussione - sul sito dei Geologi italiani - in cui l'autore dell'articolo e del post affermavano che la montagna più alta fosse il Chimborazo; questo, secondo nuove misurazioni GPS effettuate da un gruppo di scienziati del Geographic Military Institute dell'Equador e del Development Research Institute francese. Ovviamente, il dubbio ha 'spolverato' le mie antiche nozioni di Geografia. Che cos'é l'altitudine? L'altitudine é la distanza verticale che parte da un punto di riferimento che chiamiamo 0, e raggiunge un punto X, il punto 0 é rappresentato convenzionalmente dal livello del mare, il punto X rappresenta l'altezza massima del corpo o dell'oggetto che stiamo misurando. E' noto che il Monte Everest, situato in Nepal e in Tibet, sia la montagna più alta sulla Terra con i suoi 8.848 metri, ma, partendo dal livello medio della superficie oceanica da cui vengono misurate tutte le altezze sulla Terra. Ciononostante,  l'Everest non è il punto più lontano dal centro della Terra, in quanto, la Terra non è una sfera perfetta, ma ha una circonferenza maggiore all'Equatore a causa della forza centrifuga generata dalla rotazione costante del Pianeta. A causa di questo, il punto più alto dal centro della Terra è il picco del Monte Chimborazo in Ecuador, situato a sud dell'Equatore, dove la circonferenza terrestre raggiunge un diametro maggiore. Il vertice del Chimborazo raggiunge i 6.310 s.l.m.   cioè, sopra il livello del mare. Tuttavia, a causa della rigonfiamento della Terra, il vertice del Chimborazo è più distante dal centro della Terra - rispetto al picco dell'Everest - di 2.072 metri. Il Mauna Kea, un vulcano situato nell'Oceano Pacifico, é la 'Montagna' più alta sulla Terra dalla base. Riferimenti scientifici: National Ocean Service - What is the highest point on Earth as measured from Earth's center? - National Geographic - What's Up, Mount Everest
Foto pubblicata su Monte Everst 3D.

lunedì 5 giugno 2017

La Pietra di Petoskey

La Pietra di Petoskey è un corallo coloniale fossile dell'Ordine dei Rugosa, la Hexagonaria percarinata, che visse nei caldi mari del Givetiano (Devoniano medio) circa 387.7-382.7 Ma., dove ora c'é lo Stato del Michigan. Questo tipo di fossili si trova solo nella Gravel Point Formation.

I Satelliti hanno quantificato la fusione annuale dell'Antartide e della Groenlandia



ANTARTIDE.  Il volume della Calotta Antartica si é ridotto negli ultimi anni. La ricerca basata sulle osservazioni dei Satelliti della NASA/German Aerospace Center’s twin Gravity Recovery and Climate Experiment (GRACE) indica che tra il 2002 e il 2016, l'Antartide ha perso circa 125 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, che hanno aumentato il livello dell'Oceano di 0,35 millimetri all'anno.                                                                                                                                                                            GROENLANDIA. Il volume della Calotta Glaciale della Groenlandia si é ridotto di 125 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, tra il 2002 e il 2016, a causa dell'aumento della temperatura. Questo ha determinato l'innalzamento del livello dell'Oceano di 0,8 mm all'anno. La ricerca si é basata sulle osservazioni dei Satelliti Twin Gravity Recovery e Climate Experiment (GRACE). CAUSE: I processi fisici che determinano un aumento del livello del mare sono evidenziati nell'animazione. Le cause principali sono dovute all'espansione termica degli Oceani, in quanto accumulano il caldo eccessivo causato dalle emissioni dei gas a effetto serra. 2) Alla fusione dei  ghiacciai, nonché ai cambiamenti nello stoccaggio delle acque sotterranee come i laghi. A livello regionale, le variazioni del livello del mare si differenziano notevolmente. Le ragioni di questo sono dovute alle modifiche di densità dell'acqua marina, che sono influenzate a loro volta dalla salinità e dalla temperatura.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

giovedì 1 giugno 2017

La Baia di Ha Long in Vietnam


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Foto pubblicata su misadventures

Foto della Hongyi.com 
Hạ Long Bay ha sperimentato almeno 500 milioni di anni di orogenesi, in quanto é stata sottoposta ad un susseguirsi di trasgressioni e regressioni marine che hanno modificato la topografia a la geomorfologia dell'area. E' costituita da 2000 isole calcaree ed é situata in Vietnam a 164 Km dalla Città di Hanoi. Durante il periodo Ordoviciano e Siluriano (500-410 Ma), l'attuale Baia di Ha Long risultava sommersa da un mare profondo che si ridusse in seguito tra il Carbonifero e il Permiano (340-250 Ma). Halong Bay si é formata grazie alla deposizione di calcare marino che superò i mille metri 340-240 milioni di anni fa. Inoltre, il processo di erosione permanente causato dalle piogge e dalle correnti mareali ha scolpito queste formazioni geologiche rendendole uniche; come i laghi carsici e un complesso sistema di grotte rimaste intatte per milioni di anni. Fonti: Geological history of Ha Long Bay - Ha Long Bay - UNESCO World Heritage Centre.