giovedì 13 luglio 2017

Il sito geologico di Orgues of Ille-sur-Têt

Fotografia prelevata da Wikipedia.
Fotografia di Xavier Varela Pinart
Le Orgue di Ille-sur-Têt sono dei rilievi rocciosi, conosciuti in inglese come badlands, situati nei pressi dei Pirenei orientali della Francia meridionale. Questi affioramenti di argilla si sono depositati circa 4-5 milioni di anni fa e sono stati scolpiti principalmente dalle intense precipitazioni e dalle inondazioni. Riferimento: Orgues of Ille-sur-Têt Badlands - NASA EPOD. 

martedì 11 luglio 2017

Il Nord Italia avrà le temperature estive dell'attuale Egitto entro il 2100

Le estati sulla Terra sono già più calde di quanto dovrebbe essere, e diventeranno più calde entro la fine del secolo se l'immissione dell'anidride carbonica continuerà ad aumentare. Questo problema sarà sentito più intensamente nelle città. La crescita rapida e incontrollata della popolazione mondiale associata all'effetto urbano dell'isola di calore renderà le città molto calde con temperature medie che aumenteranno di circa di 7,8 °C.  Attualmente, circa il 54 per cento della popolazione mondiale vive nelle città, e entro il 2050 la popolazione urbana dovrebbe crescere di 2,5 miliardi di persone. Questo a sua volta rappresenta una minaccia la salute pubblica e per l'economia. Per illustrare il futuro delle città e le scelte che le autorità preposte dovranno affrontare, Climate Central ha realizzato un grafico interattivo in collaborazione con l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, che mostra come potrebbero essere in futuro le temperature durante l'estate in ciascuna di queste città, confrontandole con altre città poste ad una latitudine diversa.  Ad esempio, lo scenario peggiore, attribuisce alla mite città di Ottawa in Canada, un clima tropicale uguale alla città di Belize entro il 2100. L'area che comprende le montagne nei pressi di Kabul in Afghanistan, potrebbe diventare come la costa di Colombo in India. Il Cairo che é già caldo,  potrebbe raggiungere temperature come Abu Dhabi. La temperatura media del terreno è destinata a salire di 8,6 °C, ma a causa delle ubicazioni geografiche, alcune città si riscalderanno molto di più. Sofia, in Bulgaria, subirà la variazione termica più importante a livello globale, con temperature che aumenteranno di quasi 8 °C entro il 2100. Questo renderebbe le sue estati più simili a quelle di Port Said in Egitto. Napoli raggiungerà i 33,7 °C come il Cairo. Torino raggiungerà, dagli attuali 20,3 °C, i 27,5 °C. Quindi entro il 2100 le temperature estive nei centri urbani in Italia potrebbero raggiungere una media di 32/33 °C. Affrontare un caldo meno estremo rende l'adattamento più facile e meno costoso. Ecco perché migliaia di sindaci di tutto il mondo si sono uniti e impegnati per ridurre le emissioni delle rispettive città. 

lunedì 10 luglio 2017

La Roccia di Gibilterra

Foto pubblicata sul sito i.ytimg.com
Fotografia pubblicata sul sito sharewonders.com
Immagine tratta dal sito summitpost.org 
La Roccia o Rocca di Gibilterra è un promontorio il cui crinale principale é caratterizzato da una cresta con cime che si ergono fino a 400 m sopra il livello del mare. Questo monolite formato da calcari e da dolomiti del Giurassico inferiore, Rodrıguez-Vidal J. et al., (2004) é un prolungamento roccioso costituito da una piega rovesciata. Gli strati sedimentari più antichi che compongono la Roccia di Gibilterra sovrastano quelli più recenti. Questi strati, che sono notevolmente fagliati e deformati, fanno parte della Formazione di scisto della Baia Catalana (più recente), la Formazione di scisto della Piccola Baia (la più antica) e la Formazione della Scala Dockyard (età sconosciuta). Sebbene sia una formazione costituita prevalentemente da scisto, contiene anche unità spesse composte da arenaria marrone di origine calcarea e arenaria scura morbida intercalata da calcare blu,  grigio-verde intarsiato con grigio scuro. La formazione della scisto della Baia Catalana contiene frammenti di spine fossili di Echinoidea non identificabili, frammenti di Belemniti e rari Ammoniti, Rose, E. P. F. & M. S. Rosenbaum (1991). I fossili includono anche vari Brachiopodi, Coralli, Gasteropodi, Pelecipodi e Stromatoliti. 

giovedì 6 luglio 2017

Le Falesie della Scala dei Turchi ad Agrigento

Fotografia tratta da canalblog.
Fotografia di Valentina De Santis.
Foto tratta da Wikipedia.
Nelle foto possiamo ammirare gli effetti delle variazioni eustatiche del Mediterraneo costituite da  un'alternanza ciclica di calcilutiti e marne calcilutitiche a microforaminiferi della Formazione Trubi situata in località Scala dei Turchi ad Agrigento, lungo la costa tra Realmonte e Porto Empedocle. Questa formazione geologica che risale al Pliocene, di origine pelagica, é costituita prevalentemente dai gusci carbonatici di microfossili, nello specifico Foraminiferi planctonici (globigerine), depositatisi per decantazione in un fondale marino profondo.  La parte più antica di questa deposizione che risale al Miocene superiore, riguarda la successione del Messiniano, costituita da strati di gesso che documentano un rilevante episodio di evaporazione. I depositi plio-pleistocenici in Sicilia sono distribuiti prevalentemente nel settore centro-orientale dell’Isola (“Bacino di Caltanissetta”). Sul bordo settentrionale del “Bacino di Caltanissetta” sono riconoscibili tre cicli sedimentari, di cui il più antico comprende sostanzialmente i Trubi, ed è riferibile al Pliocene inferiore. Tale successione, dal carattere marcatamente regressivo, appartiene ad un intervallo cronologico che va dal Piacenziano al Calabriano. I Trubi sono costituiti da un’alternanza ciclica di marne e calcari (fig:1,2,3) di colore variabile che vanno dal bianco al crema al giallastro o al bruno, con ricco plancton calcareo, in strati generalmente piano-paralleli spessi mediamente 20cm, localmente anche metrico. Lo spessore complessivo della formazione può raggiungere il centinaio di metri. Alla base localmente è presente un orizzonte clastico, noto col termine di Arenazzolo, e la cui composizione dipende essenzialmente dai termini del substrato. Le associazioni a foraminiferi sono caratterizzate, nei livelli basali della successione.Il contenuto faunistico è ben conservato e diversificato. Le associazioni a foraminiferi sono caratterizzate, nei livelli basali della successione, da Sphaeroidinellopsis seminulina e Globorotalia margaritae (Biozona MPl2 di CITA, 1975) e nei livelli sommitali da G. margaritae e G. puncticulata (Biozona MPl3). Le associazioni a nannofossili sono caratterizzate da Calcidiscus leptoporus, C. macintyrei, Discoaster brouweri, D. pentaradiatus, D. surculus, Helicosphaera carteri, H. sellii, Reticulofenestra pseudoumbilicus, Sphenolithus spp. (biozone MNN12-MNN13 di RIO et alii, 1990).  RIFERIMENTO:  GEOLOGIA DELLA SICILIA - IL DOMINIO OROGENICO - ISPRA.
Variazione del livello dei mari durante il Pliocene-Miocene. Haq et al., (1987).

sabato 1 luglio 2017

Tre parametri per monitorare l'attivià dei Campi Flegrei

Un nuovo studio pubblicato su Nature Chiodini et al., (2017), dimostra che la sismicità di fondo nei Campi Flegrei aumenta in relazione alla deformazione del suolo e alla concentrazione dei gas fumaroloci. L'aumento dell'attività sismica nel tempo è ampiamente correlata ai risultati delle recenti simulazioni ottenuti eseguendo la modellazione dell'iniezione di fluidi magmatici nel sistema idrotermale dei Campi Flegrei. Queste variazioni indicano che esiste un unico processo inerente all'incremento della pressione della temperatura del sistema idrotermale che controlla i segnali geofisici e geochimici nella caldera. I risultati dei ricercatori mostrano, quindi, che i dati sul monitoraggio della sismicità di fondo risultano essere un ottimo parametro per controllare l'attività vulcanica della Caldera. Le deformazioni della terra, la sismicità e le variazioni geochimiche sono osservazioni indipendenti, ma mostrano lo stesso schema temporale. Esse indicano quindi un processo unico che controlla la crisi in atto dei CFc. Ogni osservazione, in particolare il segnale sismico, ha un ottima correlazione con i risultati (massa dei fluidi iniettati e  temperatura) del modello termofluidodinamico e delle ripetute iniezioni di fluidi magmatici ad alta temperatura nel sistema idrotermale che alimenta le fumarole della Solfatara. Queste correlazioni sono rilevanti e sicure, in quanto i dati sismici, i dati geodetici e i rapporti tra CO/CO2 non sono stati utilizzati per limitare il modello numerico. 

giovedì 29 giugno 2017

La prima immagine ad alta risoluzione della supergigante rossa Betelgeuse é del Telescopio ALMA

Betelgeuse fotografata in alta risoluzione per la prima volta.
Questa immagine ad alta risoluzione del telescopio Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), mostra un confronto tra Betelgeuse, il Sole al centro, Mercurio, Venere, la Terra, Marte, Giove e Saturno e le relative distanze.
Betelgeuse è una supergigante rossa in una fase avanzata della sua evoluzione, gli scienziati non sanno ancora con esattezza quando esploderà diventando una supenova. Quando si verificherà questo evento, l’esplosione sarà visibile fino alla Terra anche di giorno. Betelgeuse atttualmente, risulta una delle stelle note più grandi, con un raggio maggiore di 1400 volte rispetto a quello del Sole. E' posizionata ad una distanza di circa 600 anni-luce, nella costellazione di Orione (il cacciatore). Il fatto che la supergigante rossa  fonda l'idorgeno in elio molto intensamente, spiega la sua 'breve' vita ed evoluzione. Gli scienziati hanno calcolato che esiste da circa 8 milioni di anni di anni.  Riferimento: Betelgeuse ripresa da ALMA - ESO.
Nel diagramma di Hertzsprung-Russell  Betelgeuse è stata ubicata nel ciclo evolutivo delle supergiganti rosse. Fonte: Hertzsprung-Russell Diagram - ESO.

mercoledì 28 giugno 2017

L'impatto dell'uomo sulla biodiversità in relazione alla sesta estinzione di massa

Infografica tratta dalla rivista NewScientist
Le estinzioni di massa rappresentano un modello importante nella macroevoluzione. A causa della loro frequenza, rapidità e degli effetti globali, hanno modellato la biodiversità sulla Terra per diverse volte durante le varie Ere geologiche. Come fattore integrativo nei confronti dei processi microevolutivi, le estinzioni di massa sono dovute ad un probabile insieme di cause: intense eruzioni basaltiche, impatti di asteroidi/meteoriti, cambiamenti climatici globali, glaciazioni e deriva dei continenti. Recentemente é stata proposta un'analogia confrontando i tassi e le quantità delle estinzioni con il numero di perdite delle specie viventi. Negli ultimi secoli e millenni, stiamo osservando una tendenza simile, infatti, sebbene l'estinzione sia un fenomeno naturale che si verifica circa una o cinque volte all'anno per ogni specie, gli scienziati stimano che ora stiamo perdendo le specie ad un tasso che risulta da 1.000 a 10.000 volte maggiore, con dozzine di specie che si estinguono  ogni giorno, Chivian, E. and A. Bernstein (2008). Se la riduzione delle specie continua con questa rapidità, entro il 2050 si estingueranno dal 30 al 50 percento di tutte le specie viventi, D. Thomas et al., (2004). Tuttavia, uno studio publicato sui PNAS rivela che dal 1900 al 2015 le specie animali si siano già dimezzate. Secondo un gruppo di illustri evoluzionisti come Edward O. Wilson e Niles Eldredge, esistono le prove del fatto che gli esseri umani stiano causando la cosiddetta "Sesta Estinzione di Massa". Il termine Antropocene, che non é stato ancora ufficialmente approvato dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia, inventato da Eugene Stoermer e utilizzato nel 2000 dal Nobel per la chimica Paul Crutzen, significa anche che, l'Homo sapiens è diventato il predatore dominante all'apice della catena alimentare. Questo si evince dalle varie attività umane: la frammentazione degli habitat, la sovrappopolazione, l'inquinamento chimico, l'inserimento delle specie invasive in ecosistemi estranei, l'eccessivo sfruttamento delle risorse nella caccia e nella pesca, hanno prodotto le condizioni che precedono una grave crisi biologica. Secondo uno studio pubblicato su  Nature nel marzo 2011, la sesta estinzione di massa è già in corso,  ciò si potrebbe verificare in pochi secoli, se non venissero introdotte delle norme atte a tutelare le specie che attualmente sono in pericolo, Barnosky et al., (2011). In questo studio, presentato nel 2013 da Telmo Pievani all'Accademia dei Lincei, gli scienziati discussero su dei dati elaborati appositamente per le estinzioni di massa, la ricerca si é basata sull'ipotesi che questi modelli macroevolutivi possano essere prodotti da  tre cause principali e in condizioni simultanee.