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mercoledì 20 novembre 2019

Il Canaletto fotografò con estrema precisione il livello del mare a Venezia

Fonte: Camuffo & Sturaro (2003)
Fonte: Camuffo & Sturaro (2003)
Fonte: Camuffo & Sturaro (2003)
L'innalzamento del livello del mare relativo (RSL) è una questione cruciale per la salvaguardia di Venezia e dei suoi edifici storici. Il fenomeno degli ultimi tre secoli è stato studiato usando un dato proxy del livello medio del mare: l'altezza del fronte delle alghe sui palazzi. Questo indicatore è stato accuratamente disegnato dal Canaletto e dai suoi allievi nei loro dipinti "fotografici" realizzati con una camera ottica oscura. Infine, sono state confrontate le posizioni dei fronti nel XVIII secolo e nel presente. L'aumento di RSL è dovuto, come sappiamo, a una combinazione di fattori naturali e antropogenici, sia locali che globali, che influenzano il cedimento del terreno. Piccolo dettaglio non tascurabile, nel 1700 siamo quasi al termine della Piccola Era Glaciale. Il NASA Earth Observatory ha rilevato tre intervalli particolarmente freddi: uno a partire dal 1650 circa, un altro verso il 1770 e l'ultimo nel 1850, tutti separati da intervalli di leggero riscaldamento, il periodo più freddo si verificò intorno alla fine del Seicento Bibliografia: Sixty-cm Submersion of Venice Discovered Thanks to Canaletto's Paintings

venerdì 15 novembre 2019

Allagamenti a Venezia, cause antropiche, naturali e possibili scenari

Distribuzione mensile delle maree più alte (+110mm) registrate dal 1872 al 2018. Stagionalità della marea - Comune di Venezia
Variazioni del livello medio mare annuale a Venezia dal 1870 al 2015 - Punta Salute. Variazioni del livello medio mare annuale a Venezia - Punta Salute
Il fenomeno che si é verificato il 12 Novembre 2019, come spiegato dal Centro previsioni maree del Comune di Venezia, "è stato causato dal passaggio di un rapido fronte perturbato (Storm Surge) denominato  'depressione Detle' che ha innescato vento di scirocco nel nord Adriatico associato a bora nella Laguna di Grado e Venezia. La marea ha prolungato la propria permanenza oltre gli orari astronomici per il non previsto e temporaneo orientarsi della provenienza dei venti dai quadranti sud-orientali. "La particolarità di questa ondata di acqua alta sta nel fatto che si sono presentati contemporaneamente tutta una serie di fattori concomitanti: marea particolarmente intensa, venti da sud particolarmente forti e la bassa pressione", ha spiegato ad Agi Gianmaria Sannino, oceanografo e responsabile del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea). In primo luogo, ha avuto un ruolo di primo piano il forte vento. "Lo storm surge di questi giorni nell’Adriatico, ossia lo spostamento di grosse masse d’acqua dovute al vento (in questo caso lo scirocco) è stato particolarmente intenso tra il 12 e il 13 novembre", ha sottolineato Sannino. «Questi venti eccezionali sono stati generati da una perturbazione che si è verificata nel centro del Mediterraneo, e hanno portato alla creazione di onde elevate non solo nel Sud Italia, ma anche nel Nord Adriatico, cosa particolarmente rara per un mare di questo tipo". In secondo luogo, bisogna fare i conti con l’effetto che si chiama “barometrico inverso”, ossia con il fatto che se sulla zona di Venezia c’è bassa pressione, il livello del mare continua a salire. "Tra il 12 e il 13 novembre, la differenza tra l’effetto della marea normale e questi effetti aggiuntivi, che fanno interagire l’atmosfera con l’oceano, si aggira tra i 40 e i 50 centimetri", ha chiarito Sannino.“Quindi spiegano al Centro previsioni Maree che, "Ad alterare la regolarità della marea astronomica in modo a volte notevole, intervengono fattori meteorologici e tra essi soprattutto il vento e la pressione. Nel caso del Mare Adriatico, bacino lungo e stretto, chiuso nel lato superiore e aperto in quello inferiore, un forte vento soffiante da sud-est (scirocco), lungo l'asse longitudinale, produce un accumulo d'acqua verso l'estremità chiusa. Il fenomeno viene favorito dalla lunga zona d'azione disponibile per il vento ("fetch") ed è uteriormente amplificato a causa dei bassi fondali della parte settentrionale dell'Adriatico". Il contributo dovuto al vento può superare anche il metro e provocare da solo fenomeni di inondazione. l'ISMAR spiega che "Le scale di variabilità temporale del livello marino possono essere distinte in funzione dei fattori che le determinano. Le variazioni su scale temporali fino all’interannuale sono causate dalla meteorologia, soprattutto vento e pressione atmosferica. Dalla scala interannuale in su sono importanti inoltre le variazioni delle caratteristiche termoaline dell’oceano". Secondo l'ISPRA: Il fenomeno dell’innalzamento del livello medio del mare relativo a Venezia è costituito principalmente dalla somma di due componenti fondamentali: la subsidenza e l’eustatismo. La costa occidentale del Nord Adriatico è caratterizzata dal fenomeno naturale della compattazione dei suoli (subsidenza). Tale fenomeno è più evidente nel delta del Po, essendo un'area geologicamente molto giovane. L'intervento umano ha in alcuni casi notevolmente accelerato questo fenomeno, specialmente in occasione di sistematiche estrazioni di fluidi dal sottosuolo: la minore pressione esercitata all’interno degli strati inferiori del terreno ne favorisce la compattazione, provocando così una perdita relativa di altezza nei confronti del medio mare. Quindi occorre considerare anche l'eustatismo, ovvero l'innalzamento del livello medio del mare dovuto ai fenomeni di riscaldamento globale del pianeta. Lo studio "Natural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100" pubblicato nel Luglio del 2019 afferma: "Combinando la variabilità naturale a livello del mare (SLNV) e il movimento terrestre verticale (VLM) con le proiezioni regionali IPCC-AR5 dei dati climatici (Rappresentative Concentration Pathways (RCP) 2.6 e 8.5), I ricercatori hanno fornito le proiezioni relative di innalzamento del livello del mare entro il 2100. I risultati mostrano che gli effetti combinati di SLNV e VLM non sono trascurabili, contribuendo tra il 15% e il 65% alla variabilità del livello del mare, QUINDI CAUSE NATURALI, IL 35% é di natura antropica. I livelli del mare previsti per 2100 nello scenario RCP8.5 sono compresi tra 475 ± 203 (Bakar) e 818 ± 250 mm (Venezia). Nella laguna di Venezia, la subsidenza media del suolo a 3,3 ± 0,85 mm a − 1 (localmente fino a 8,45 ± 1,69 mm a − 1) sta guidando l'accelerazione locale dell'innalzamento del livello del mare". L'AGI  conclude che questo dato è in linea con una ricerca scientifica pubblicata nel 2017 da 15 ricercatori italiani – tra cui Sannino – che utilizzava però dati meno aggiornati. Anche la Regione Veneto ha pubblicato una serie di dati per dimostrare la gravità della situazione. Nel capitolo 6 del Rapporto statistico regionale 2018 – dedicato ai cambiamenti climatici – si legge infatti che tra il 1872 e il 2016, il livello del mare a Venezia ha registrato un tasso di crescita medio pari a 2,5 millimetri l’anno: oltre 25 centimetri in 100 anni. "Tale tasso di crescita – scrive il Rapporto – risulta significativamente più elevato rispetto a quello medio globale".

domenica 15 aprile 2018

Nuove prove dell'alluvione Zancleana nel Bacino del Mediterraneo

Stratigrafia sismica del Bacino Occidentale Ionico, estratto da
 Micallef A. et al., (2018).

Aaron Micallef dell’Università di Malta e Angelo Camerlenghi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS hanno scoperto una quantità considerevole di sedimenti che sono stati erosi e trasportati da un alluvione catastrofica avvenuta 5,33 milioni di anni fa. Prima di questo studio, si ipotizzava che l'alluvione zancleana avesse nuovamente riempito il Bacino del Mediterraneo determinando la fine della Crisi di Salinità del Mar Mediterraneo. Ora, esistono prove che ovviamente dovranno essere confermate da ulteriori indagini. La crisi di salinità messiniana (MSC), che rappresenta il cambiamento ambientale più improvviso su scala globale dalla fine del Cretaceo, è stata ampiamente associata alla quasi totale evaporazione del Mar Mediterraneo. Rimane una questione aperta e importante, il modo in cui le normali condizioni marine sono state bruscamente ripristinate alla fine della MSC. In questo studio Micallef A. et al., (2018), pubblicato su Scientific Reports,  sono stati utilizzati i dati geologici e geofisici per identificare un corpo sedimentario estensivo, sepolto e caotico, depositatosi nel bacino ionico occidentale dopo i massicci sali messiniani e prima della sequenza sedimentaria marina aperta del Plio-Quaternario. I ricercatori dimostrano che questo corpo è coerente con il passaggio di un'alluvione catastrofica avvenuta nel Bacino del Mediterraneo attraverso un passaggio siciliano sud-orientale. I risultati dello studio forniscono le prove che il corpo sedimentario identificato rappresenta il giacimento più ampio della più estesa e intensa alluvione verificatasi sulla Terra. La crisi di salinità del messiniano (MSC) è stato un evento paleo-oceanografico eccezionale che ha interessato la regione mediterranea da 5,97 a 5,33 Ma. Una temporanea restrizione dello Stretto di Gibilterra e l'espansione della Calotta polare Antartica hanno indotto uno squilibrio tra l'evaporazione e la quantità di acqua marina, trasformando il Mar Mediterraneo in un gigantesco lago ipersalino e determinando la deposizione di sequenze di sali spessa chilometri. Considerando il campionamento delle sequenze sedimentarie della MSC durante il Deep Sea Drilling Project (DSDP) negli anni '70, l'ipotesi dell'alluvione Zancleana, è stata considerata uno scenario plausibile per la cessazione della MSC. Tuttavia, la presenza di depositi lacustri salmastri in cima ai sali messiniani è stata utilizzata per mettere in discussione questa ipotesi, suggerendo invece una fuoriuscita di acqua di Paratethyan (ex Mar Nero) seguita da un afflusso atlantico una volta riempito il bacino del Mediterraneo. Secondo la catastrofica teoria delle inondazioni, i rilievi topografici del bacino del Mediterraneo hanno subito un'erosione estesa che dovrebbe essere identificabile nei sedimenti più a valle. Tuttavia, le prove per la deposizione del materiale eroso sono state finora elusive.

lunedì 31 luglio 2017

Surriscaldamento globale e cambiamenti climatici amplificati nel Mar Mediterraneo

Osservazione della variazione di salinità effettuata nel Canale di Sicilia tra il 1992 e il 2017 a 400 metri di profondità.
Nella figura A sono evidenziate le varie misurazioni della profondità: nell'area gialla l'acqua é più profonda, nella rossa è ad un livello intermedio. Le frecce indicano la direzione della circolazione, l'area arancio indica una maggiore salinità. 
Il Mar Mediterraneo è un mare geograficamente marginale di media latitudine particolarmente sensibile al cambiamento climatico, come é stato dimostrato da due recenti studi pubblicati su Scientific Reports a cui hanno partecipato anche il CNR-ISMAR, la National Oceanography Centre (Noc) di Southampton (Uk) e l'Institut National des Sciences et Technologies de la Mer (Instm) di Salamboo (Tunisia): Schroeder K. et al., (2015), K. Schroeder et al., (2017). Il Canale di Sicilia è un punto di strozzatura che separa il mare in due bacini principali: il Mediterraneo orientale, che ha un fondale frastagliato dominato dal sistema della dorsale Mediterranea, e il Mediterraneo occidentale, delimitato dal canale di Sicilia e caratterizzato da ampie piane abissali.  Nello studio del 2017, Schroeder e i colleghi hanno analizzato i dati a lungo termine del canale della Sicilia (1993-2016), inerenti alle proprietà termoaline dell'acqua situata ad una profondità intermedia. I ricercatori hanno scoperto che la tendenza é caratterizzata da un aumento di temperatura e di salinità molto più intenso di quella osservato alle stesse profondità in tutti gli Oceani terrestri. Per ulteriori approfondimenti leggere il Comunicato Stampa del CNR.

lunedì 12 giugno 2017

Il ruolo degli Oceani nell'assorbimento della CO2 atmosferica

Gli Oceani svolgono un ruolo molto importante nell'assorbimento dell'anidride carbonica e del calore presente nella troposfera. Questo assorbimento può contribuire a mitigare gli effetti delle emissioni antropiche di CO2. La circolazione invertita dell'Atlantico meridionale (AMOC) funge da nastro trasportatore di acqua oceanica dalla Florida alla Groenlandia. Lungo il viaggio a Nord, l'acqua vicino alla superficie assorbe i gas a effetto serra, che affondano mentre l'acqua si raffredda quando raggiunge la Groenlandia.

domenica 9 aprile 2017

Una stima accurata dell'aumento di temperatura degli Oceani dal 1960

I grafici mostrano la variazione di OHC dei diversi bacini oceanici. (A) da 0 a 2000 m, (B) da 0 a 700 m, e (C) 700-2000 m. Tutte le serie storiche sono relative al periodo 1997-1999.
Lo squilibrio energetico terrestre (EEI) che guida il riscaldamento globale in corso può essere valutato meglio in tutto il record storico (cioè dal 1960) tramite le variazioni del calore assorbito dagli Oceani (OHC).

sabato 4 marzo 2017

Rapido aumento dell'acidificazione dell'Oceano Artico

Secondo un gruppo di ricercatori cinesi, americani e svedesi, dal 1990 al 2010, l'acidificazione dell'Oceano si é estesa per circa 300 miglia nautiche dall'estremità nord-occidentale dell'Alaska fino all'estremità inferiore del Polo Nord, raggiungendo i 250 metri di profondità.

venerdì 22 luglio 2016

Variazioni del livello degli Oceani misurate dal Satellite GRACE

Questa animazione della NASA mostra le variazioni del livello del mare, quindi, l'aumento e la diminuzione in risposta alle variazioni dei campi gravitazionali e della rotazione terrestre. Impressiona la riduzione del volume di ghiaccio che ricopre la Groenlandia.

venerdì 13 maggio 2016

Scomparsa delle Isole Salomone, le cause sono diverse


Uno studio pubblicato su Environmental Research Letters Albert et al., (2016), condotto da un squadra di ricercatori australiani, mostra come l'uomo e la natura stiano modificando la geografia della Terra.

giovedì 3 dicembre 2015

Clima arido come il Nord Africa nel Sud Italia e 33 zone costiere a rischio inondazione

Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese. Per collocazione geografica e conformazione, infatti, l’Italia è più esposta di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA coordinato da Gianmaria Sannino. Secondo uno Studio ENEA pubblicato su Scientific Reports, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”, in particolare Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi.
Le proiezioni realizzate attraverso i modelli climatici mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, in particolare la parte nord-occidentale. Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni realizzate dai ricercatori ENEA, sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità in tutta Italia che rischiano di essere inondate, come ad esempio la laguna di Venezia, dove  i livelli del mare previsti per 2100 nello scenario RCP8.5 sono compresi tra 818 ± 250 mm (Venezia).Vecchio et al., (2019). Tuttavia dobbiamo dire anche che nella laguna di Venezia, la subsidenza media del suolo che é di 3,3 ± 0,85 mm a − 1 (localmente fino a 8,45 ± 1,69 mm a − 1) sta guidando l'accelerazione locale dell'innalzamento del livello del mare. il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania. “Un sistematico di monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri”, sottolineano i ricercatori ENEA.
Da questi studi emerge inoltre che l’Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi. Oltre all’Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano maggiormente vulnerabili rispetto al surriscaldamento del Pianeta. Anche F. Antonioli et al. (2017), descrivono su Quaternary Science Reviews, l'innalzamento del livello del mare di quattro aree della penisola italiana entro il 2100 come spiega l'INGV . Le stime dello studio si basano sulle pubblicazioni: Rahmstorf (2007), Science, la seconda Vermeera & Rahmstorf (2009), PNASLambeck et al., (2010), e sul report IPCC-AR5 del 2013, per gli scenari RCP-8.5 (www.ipcc.ch) dei cambiamenti climatici, adattati alle percentuali dei movimenti terrestri verticali (isostasia e tettonica), Come spiega la National Geographic, 2100 le mappe dell'Italia sott'acqua.

domenica 15 novembre 2015

Lo scambio dell'anidride carbonica tra oceani e atmosfera

Quando l'anidride carbonica viene rilasciata nell'atmosfera dalla combustione dei combustibili fossili, circa il 50% rimane nell'atmosfera, il 25% viene assorbito dalle piante e dagli alberi, l'altro 25% è assorbito dagli oceani. Questo dataset, mostra le interazioni che avvengono tra Oceano-atmosfera durante l'assorbimento e il rilascio dell'anidride carbonica. Il video mostra i dati elaborati dal 1861 fino ad oggi, incluse le proiezioni fino al 2100. Video realizzato dal NOAA Science On a Sphere.

mercoledì 2 settembre 2015

Il mare del Nord e il mar Baltico si incontrano al largo delle coste danesi? Un falso mito

L'immagine che vedete non è il Mar Baltico che incontra il Mare del Nord, e il confine evidenziato dai colori differenti non è dovuto al diverso gradiente di salinità. Questa foto scattata in Alaska, mostra l'acqua dolce proveniente dalla fusione dei ghiacciai che si riversa in mare aperto. Si tratta di un fenomeno temporaneo causato dai sedimenti immessi nell'oceano in cui prosperano microrganismi che si cibano di sostanze nutritive. Il colore non è dovuto alla salinità. Questa leggenda metropolitana è stata diffusa da Reddit. Acque di diversi livelli di salinità si mescolano abbastanza facilmente se esposte al vento, alle onde e alla corrente. I fenomeni in cui avviene la separazione della salinità, come l'aloclino, si riscontrano in sistemi a basso consumo energetico, come ad esempio nelle grotte. Tuttavia, in entrambi i casi, se mai dovesse esistere una linea di demarcazione, la aloclino determinerebbe una linea di separazione orizzontale (l'acqua salata più densa essendo più pesante va sotto quella dolce) non una linea verticale come quella mostrata in figura. Per quanto riguarda la salinità del Mar Baltico, uno studio ha dimostrato che la densità di un estuario naturale é uguale alla densità dell'acqua di mare diluita con acqua pura.

venerdì 22 maggio 2015

Il rallentamento del surriscaldamento terrestre é causato in parte dall'accumulo di calore dell'Oceano indiano

L'illustrazione mostra l'aumento degli alisei verificatosi nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano indiano durante la recente pausa del riscaldamento, questo fenomeno, secondo i ricercatori, ha migliorato lo scorrimento del flusso di acqua dall'Oceano Pacifico attraverso l'Arcipelago indonesiano. Ciò ha comportato un brusco aumento del contenuto di calore nell'Oceano Indiano. Fonte: Sang-Ki LeeAt
Verso la fine del 20° secolo, i climatologi hanno osservato un fenomeno che inizialmente venne classificato come un'anomalia': il rallentamento del Riscaldamento Globale nella bassa atmosfera (omosfera). Oggi, è una tendenza universalmente riconosciuta che dura da più di 15 anni.

sabato 9 maggio 2015

Il mito del Triangolo delle Bermude smontato dal NOAA

Nonostante le teorie fantasiose sostenute da vari autori di libri e riviste siano state smontate da anni, alcuni programmi e parte dei media continuano a trattare l'argomento come se tutto fosse circondato da un alone di mistero: i portali del tempo, Atlantide, basi UFO sommerse, anomalie geomagnetiche, maremoti o qualcos'altro.

martedì 9 aprile 2013

Una mappa di MyOcean sulla salinità le correnti e le temperature del Mar Mediterraneo


Il progetto MyOcean2: "MyOcean data and Eye on Earth take to the water" è un progetto della durata di 30 mesi che va dal 1° aprile 2012 fino al settembre 2014, che intende monitorare e fornire informazioni climatiche sui mari, accessibili a tutti in modo gratuito. E' una raccolta di dati, che avvalendosi dei canali satellitari, ha realizzato tre Mappe del Mar Mediterraneo del Mar Morto e degli oceani, MyOcean Mediterranean Sea.

giovedì 6 dicembre 2012

Nuovi modelli della Circolazione Oceanica Globale indentificano le cause dell'ultima glaciazione

Un geoscienziato dell'Università del Massachusetts, Amherst Alan Condron, in collaborazione con Peter Winsor che lavora presso l'Università dell'Alaska, utilizzando nuovi modelli ad alta risoluzione della Circolazione Oceanica Globale, sostengono di aver trovato la prova conclusiva, sul fatto che lo scioglimento dei ghiacciai avvenuto 12.900 anni, fa causò un'inondazione che attraversò la zona a nord dell'Artide, passando a valle lungo il fiume Mackenzie.

mercoledì 21 novembre 2012

La NASA ha rilevato tra il 2010-2011 una diminuzione di 5 mm del livello globale degli oceani a causa della NINA

Un nuovo studio della NASA ha rilevato che, tra il 2010 - 2011 a causa della NINA che ha recuperato e ripreso il suo periodo di risalita ascendente,  il livello globale dei mari è diminuito improvvisamente di 5 mm. Image credit: NASA/JPL - Caltech/CNES> immagine e didascalia completa
Questa figura mostra le variazioni del livello globale medio del mare, misurate dai satelliti altimetrici del (NASA/CNES Topex/Poseidon e Jason-1, e del NASA/CNES/NOAA/EUMETSAT Jason-2) dal 1992 al 2012. I dati sono stati mediati in modo da tener conto delle variazioni a lungo termine  su vasta scala, del livello del mare.

lunedì 12 novembre 2012

Due oceanografi del Woods Hole Oceanographic Institution hanno scoperto che nel 2011 la Corrente del Golfo deviò il suo percorso

Un gruppo di scienziati ha scoperto nel 2011 una deviazione del percorso della corrente del Golfo. In un incontro con alcuni pescatori del New England avvenuto lo scorso dicembre (2011),

domenica 4 novembre 2012

Come si realizza un' osservatorio Oceanografico

L'osservatorio costiero del Martha's Vineyard (MVCO) permette agli scienziati di misurare ogni minuto i dettagli dei movimenti e dei processi che avvengono all'interno dell'oceano, offrendo l'opportunità di rilevare e osservare a media e a lunga scadenza i fenomeni
che si stanno verificando nell'Atlantico nordoccidentale.